Il termine "bonsai" è giapponese ed è costituito
da due ideogrammi: il primo significa vassoio o contenitore (bon),
mentre il secondo (sai) significa educare e, in senso lato, il coltivare.
Questi alberi in vaso possono essere paragonati a normali piante che sono state
"semplicemente" coltivate in maniera migliore ovvero con cure ed
attenzioni che generalmente altre piante non necessitano, quali ad esempio: la
potatura delle radici fittonanti (quelle che penetrano in profondità nel terreno),
il rinvaso periodico e le continue potature dei rami che rendono la pianta nel
suo complesso più forte ed adatta a sopravvivere in spazi ristretti. I bonsai,
sia come senso estetico naturale sia come la filosofia orientale suggerisce,
devono seguire degli stili ben precisi accomunati dalla conicità del tronco,
dalla dimensione ridotta delle foglie e soprattutto dalla naturalezza della
pianta stessa, che nel sui insieme (vaso compreso) ha lo scopo di riprodurre la
natura in piccole dimensioni. È sbagliato pensare che i bonsai soffrano nei
vasi: è solo un'impressione che si ha, a causa delle forme spesso contorte o
delle parti di legno secco create appositamente per dare un effetto di vetustà
alla pianta. Così come si accetta l'intervento sugli alberi da frutto per
ottenerne più cibo possibile, si dovrebbe accettare in egual maniera
l'intervento su piante per renderle bonsai, dove si nutre lo spirito del
coltivatore e non il suo corpo.
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